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Un potenziale che deve ancora esprimere l’80% della sua reale capacità di sviluppo. Questa la lettura sintetica della congiuntura relativa al turismo sulle Strade del Vino, così come emerge dalle analisi e dalle indagini di campo che stanno alla base del 6° rapporto sull’enoturismo realizzato da Censis Servizi per conto dell’Associazione nazionale Città del Vino.
Nell’opinione degli addetti ai lavori - amministratori locali, produttori di vino, ristoratori, organizzatori di eventi, gestori di itinerari e di Strade - emergono infatti almeno tre valutazioni su questa tesi convergenti: l’offerta di turismo enogastronomico, benché ancora molto diversificata tra zona e zona, definisce ormai nel complesso un prodotto di tendenza dotato di visibile consistenza e identità; i volumi e la struttura qualitativa della domanda di turismi enogastronomici sembrano definire flussi di frequentatori rilevanti e diversificati, anche se bisognosi di stabilizzazione nei tempi e nei comportamenti; le attese sul ruolo dei turismi enogastronomici di territorio come leva promozionale rispetto alle turbolenze traversate in questi anni dai mercati del vino, sono ancora molto elevate, malgrado i risultati diversamente appaganti fin qui registrati.
La coriandolizzazione del sistema di offerta: sempre più diffusa sempre meno visibile
Indagare a fondo su ciò che sta dietro a queste valutazioni di sintesi, rappresenta una priorità ineludibile per procedere sul tracciato della politiche prossime venture anche in vista delle risorse a questo scopo destinabili dalla nuova stagione dei fondi europei di settore.
Le Strade del Vino definiscono infatti una esperienza italiana in via di progressivo consolidamento, alla quale si guarda con crescente attenzione da parte delle istituzioni europee e dei paesi grandi produttori di vino. Molte sono ormai nel mondo le aree nelle quali si sta sviluppando con successo il legame territorio–vino–turismi. Ma in nessun paese come l’Italia, il tematismo ha fin qui assunto la fisionomia di un movimentismo così capillarmente diffuso e consistente. Ne emerge un panorama di settore descrivibile come una coriandolizzazione esplosiva dell’offerta sempre più diffusa ma anche sempre meno visibile.
La tribalizzazione dei turisti epicurei: marginali, politeisti, affluenti, esclusivisti
La “coriandolizzazione” in atto nel sistema dell’offerta dell’enogastronomia italiana - prodotti, eventi, destinazioni - impatta in questi anni su una dinamica dei comportamenti di consumo (di beni e di leisure) fortemente influenzata dalla congiuntura economica e dai conseguenti riposizionamenti sociali, secondo il paradigma che è stato definito come società liquida. Così globalizzazione dei mercati, declino di zone e settori, nuovi competitor locali di successo, articolazione dei comportamenti di viaggio turismo e leisure, redistribuzione categoriale dei redditi, propongono una nuova tribalizzazione dei turisti dell’enogastronomia.
Ne discende una nuova stratificazione dei turismi enogastronomici, schematizzabile in quattro distinte fasce:
• enoturisti marginali, interessati a offerte di inclusione per partecipare a consumi di tempo libero semplificati, rapidi, convenzionali, convenienti, stagionali;
• enoturisti politeisti dalle molteplici appartenenze di ceto e di gusto, ma comunque attenti alle proposte e ai comportamenti del low cost;
• enoturisti affluenti, con buona capacità reddituale e orientamenti influenzati dai brand (di prodotti/servizi/luoghi);
• enoturisti esclusivisti, appartenenti a gruppi minoritari ma proporzionalmente crescenti dei consumatori delle fasce del lusso e del nuovo (accessibile - esclusivo - anticonvenzionale). Quattro diverse strategie di condensazione: dai coriandoli alle cluster vocazionali
Il sondaggio su 38 strade presentato nel sesto rapporto, indica un discreto livello di funzionamento di queste in ordine alle attività di specifica competenza.
Nel complesso dei dati riferibili alla generalità delle Strade del Vino a vario titolo funzionanti, si può constatare che difficoltà aggregative, condizionamenti ambientali, ristrettezze finanziarie, accordi o contrasti gestionali tra soggetti pubblici e privati, non solo ridisegnano una mappa funzionale molto diversamente articolata dalle Strade anagraficamente definite, ma suggeriscono anche la necessità di seguire - a seconda delle vocazioni e delle opportunità - almeno quattro diversi tracciati strategici di sviluppo per cogliere i risultati che le promesse del potenziale lasciano immaginare:
• di specializzazione per la “tribù” dei turisti enogastronomici di base;
• di eccellenza sul prodotto - destinazione;
• di segmentazione dei percorsi su un territorio vasto ma unitariamente percepibile;
• di massa critica su una regione emergente.
Fonte ://www.selezionedelsindaco.it
